Storie 

Violenza sulle donne, violenza degenere e battaglia per i diritti civili

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La rubrica di questa settimana è dedicata alla giornata contro la violenza sulle donne e nello specifico a tutte quelle donne vittime della violenza fisica e psicologica.

Si stima che una donna su tre sia vittima di violenza o tentativo di violenza nel corso della sua vita.

La violenza contro donne e ragazze è una violazione dei diritti umani, una pandemia pubblica e un serio ostacolo allo sviluppo sostenibile. Impone costi immensi a famiglie, comunità ed economie. Il mondo non si può permettere di pagare questo prezzo.

Ban Ki-moon

Il fenomeno della violenza sulle donne ormai sempre più affrontato dai media e a parole dalla politica, a causa dei numerosi casi sempre più frequenti, in realtà fa emergere l’insufficienza delle misure fino a ora prese in considerazione. Gli elementi sono sempre gli stessi: scarsità di dati e statistiche, mancanza di politiche di prevenzione e assistenza, giustizia lenta e arretratezza culturale.

Si ha difficoltà ad avere un quadro reale e questo fornisce spesso un alibi per non adottare le misure adeguate in materia di prevenzione previste dalla Convenzione di Istanbul. Il trattato stipulato tra i membri del Consiglio d’Europa, si propone di prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime e impedire l’impunità dei colpevoli. Secondo il trattato lo Stato ha l’obbligo di prendere tutte le misure necessarie per proteggere le donne e risarcirle, nonché tutelare i figli aiutandoli a superare situazioni complesse.

L’articolo 66 della convenzione prevede l’istituzione di un gruppo di esperti indipendenti denominato Grevio, ovvero Group of experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence, che ha il compito di vigilare e valutare, attraverso rapporti periodici forniti dagli stati, le misure adottate dalle parti contraenti ai fini dell’applicazione della convenzione.

L’Italia, come gli altri paesi membri, dovrà rispondere a un questionario elaborato dal Grevio che per la prima volta va a monitorare tutti gli stati aderenti interrogandoli sui diversi capitoli previsti dalla convenzione per avere un primo screening.

Il questionario esamina il paese su statistiche, politiche integrate, fondi messi a disposizione, formazione degli operatori pubblici, persecuzione e punizione degli autori dei maltrattamenti, prevenzione, protezione e azioni di compensazione che lo stato predispone per le vittime.

La situazione italiana

A livello italiano mancano politiche integrate e armoniche, con una capacità di risposta al fenomeno della violenza che mostra marcate differenze a seconda delle regioni presa in esame. Ci ritroviamo ancora nella situazione in cui una donna può dirsi più o meno fortunata in base alla regione in cui vive: c’è per esempio una differenza abissale tra i diritti e i servizi che sono garantiti in una regione come l’Emilia Romagna ed una come la Calabria. Ci vorrebbe una visione globale che contempli un’integrazione delle politiche tra i diversi livelli: stato, regioni, comuni; fin quando ciò non avverrà non si potranno dare risposte serie.

I numeri

Come al solito fa impressione sintetizzare tutto nei numeri. 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Le donne straniere hanno subito violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%).

Il 10,6% delle donne ha subito violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subite da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014). Le donne separate o divorziate hanno subito violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subito violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

La questione è normativa e culturale, un problema che ritrova le sue radici da lontano. Siamo nel 2016 e ci ritroviamo ancora a dover celebrare una giornata contro la violenza sulle donne. Come se un unico giorno servisse a qualcosa, fosse sufficiente per smuovere le coscienze e le culture, principali artefici di una cultura maschilista che sente ormai in pericolo la propria supremazia.

Numerose sono le iniziative in tutta Italia

Napoli – La facciata del Cardarelli è stata illuminata con una luce rossa (colore universalmente associato al ricordo delle vittime del femminicidio), e resterà illuminata sino al 25 novembre, quando verrà inaugurato anche il Centro Dafne – codice rosa. –

Cuneo -La Banca Alpi Marittime con “Vicini Sempre” e la collaborazione di “Natural Gravity”  ha organizzato a Carrù (Cuneo) per venerdì 25 novembre, un corso di difesa. Si chiama “Mi proteggo – Con il corpo e con la mente” che si terrà presso la sede “Bam-Lab”, piazza Galli 7,ore 17.30.

Firenze – E’ stata inaugurata presso l’Università di Firenze, in via Gino Capponi, la mostra “La forza delle donne 1970-2015”, curata da Felice Bifulco. La mostra, promossa da Camera del lavoro di Firenze, Archivio Storico e Centro di documentazione di Cgil Toscana, Comitato unico di garanzia dell’Università di Firenze per le Pari opportunità, visitabile fino al 10 dicembre, apre la settimana che condurrà alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne di venerdì 25 novembre.

Torino – Parla agli uomini, affinché ‘Da uomo a uomo’ si dica ‘basta’, la campagna di comunicazione scelta dal Comune di Torino per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre.

Bologna – L’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna inaugura – nella sede di viale Aldo Moro 50, a Bologna – la mostra fotografica “Anche la cancellazione è violenza”, a cura del Collettivo RiVoltaPagina, oggi alle 13 in occasione della prossima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Milano -Il 25 e 26 novembre, in Galleria Vittorio Emanuele, verrà realizzato un labirinto per imparare a conoscere i sintomi apparentemente innocui che, se ripetuti e abbinati fra loro, portano a manifestazioni di abuso e violenza sulle donne. L’evento si chiama “Stanne fuori” ed è organizzato da SVS Donna Aiuta Donna Onlus, Caritas Ambrosiana e SVSeD della Fondazione IRCCS Ca’ Grande Ospedale Maggiore Policlinico insieme al Comune di Milano.

Roma – Il 26 novembre si scenderà in piazza a manifestazione per ricordare le vittime di femminicidi e aggressioni, ma anche per rivendicare diritti e libertà. L’organizzazione è dell’Udi, l’Unione donne italiane, di ‘Rete Dire’, che riunisce 77 centri antiviolenza, e di ‘Io Decido’, che riunisce i gruppi del femminismo romano.

 

Daniele Maisto
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